La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare
A cura di Paolo Zani
19.09.2026 - 24.03.2027
“La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare” propone una riflessione sul rapporto tra memoria, tempo e percezione. La “terra piatta” non è un luogo reale, ma uno spazio mentale in cui il passato viene continuamente ricostruito: ricordare non significa tornare fedelmente a ciò che è stato, bensì reinventarlo attraverso lo sguardo del presente.
Questo processo si riflette anche nella struttura stessa della mostra. Nell’arco di sei mesi, con una cadenza bimestrale, alcune opere verranno sostituite, trasformando progressivamente lo spazio espositivo. La mostra non si presenta quindi come qualcosa di immutabile, ma come un organismo in divenire, in cui il tempo diventa parte integrante dell’esperienza. Così come un ricordo cambia ogni volta che viene rivissuto, anche lo spazio della mostra si modifica, assumendo nuovi significati a ogni trasformazione.
L’esposizione invita il visitatore a confrontarsi con un’esperienza che evolve nel tempo, suggerendo che anche la percezione di un luogo, di un’immagine o di un ricordo è sempre il risultato di un processo dinamico e mai definitivo.

















































